Chapter Text
Forse era troppo impulsivo ma non gli dispiaceva affatto.
La sua vita era sempre stata caotica, imprevedibile e allo stesso tempo dipendente dalle decisioni altrui, motivo per cui pur amando che qualcuno gli dicesse cosa fare allo stesso tempo amava poter decidere di testa sua. Armand De Romanus riconosceva benissimo che quella era una contraddizione ma era anche vero che la sua stessa vita si fondava sulla casualità e su dei documenti assolutamente falsi. Il suo cognome tanto per cominciare era qualcosa che avevano scelto Lestat e quella vrenzola di sua madre, e a lui andava bene così per dei motivi di cui preferiva non parlare. Dopo quello che gli era successo Lestat gli aveva chiesto se avrebbe mai denunciato Santino ma… a che pro? L’altro era in Italia, era lontano e sicuramente nessuno gli avrebbe creduto, meglio lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare gli aveva spiegato. E poi Lestat era andato in America.
David Talbot gli aveva spiegato che lui non voleva responsabilità e quindi doveva imparare a badare a sé stesso mentre il teatro… nessuno tra quelli del teatro era degno di comandarlo, non come a suo tempo era accaduto con lui. Lui era stato speciale, era il primo grande amore della sua vita e si era imposto di non cercarlo, non avrebbe aiutato nessuno dei due rivedersi dopo quasi dieci anni inoltre… c’era un dubbio che era meglio restasse tale.
Daniel gli piaceva, gli piaceva come persona e gli piaceva farci sesso e cosa più importante Daniel lo ricambiava. Aveva bisogno di tempo per accettare la cosa ma sapeva come fare, e l’altro si sarebbe abituato alla differenza d’età, a non vergognarsi del proprio corpo e ad accettare che non fossero perfetti. Era consapevole che Daniel avesse un passato ma non poteva giudicarlo per quello, non lui con quello che si portava dietro, inoltre non poteva essere tanto terribile si era detto.
Si erano quindi goduti quei giorni in pace approfittando della pausa che aveva in teatro, non era necessario che andasse allo spettacolo del mercoledì in lingua inglese e infatti non era andato, aveva avvisato Sam e Gustave e quello doveva essere sufficiente, gli altri avevano il suo numero e l’ordine di cercarlo solo per autentiche emergenze… e no, un decesso sul palco non era un’emergenza ma un’opportunità come insegnava Moliere.
Avevano fatto sesso ogni notte, e sotto quello aspetto non aveva nulla di cui lamentarsi, e Daniel sembrava acquisire maggiore sicurezza di sé ad ogni scopata, assolutamente perfetto. Durante il giorno lo aveva portato nei in giro nei dintorni, quanto poteva offrire la Piccardia se si sapeva dove guardare… se solo l’altro avesse accettato di fare sesso nella foresta ma tutto a suo tempo si era detto, tutto a suo tempo.
Si erano salutati dopo una settimana assolutamente fantastica e aveva subito avvisato David Talbot il quale si era limitato a dire che se a lui andava bene allora doveva continuare, lui si limitava a fargli le congratulazioni e siccome era in partenza per il Brasile non lo seccasse. C’era un’altra persona a cui avrebbe voluto parlarne ma… meglio di no, non ancora almeno.
Non aveva detto nulla durante la commemorazione per Nicky e come l’anno passato era riuscito a farsi scopare da Lestat de Lioncourt, consapevole di quanto l’altro odiasse tutto quello e comunque non riuscisse a dirgli di no. Non gli aveva parlato di Daniel o di quello che stava costruendo con lui, semplicemente perché i due argomenti dovevano restare separati e soprattutto perché era del tutto ininfluente.
Lestat gli aveva detto che aveva cominciato a vedere qualcuno, però lo aveva comunque scopato contro il muro anche se dopo aveva giurato che non sarebbe più accaduto… ne avrebbero riparlato tra trecento sessantaquattro giorni, lui non avrebbe rinunciato a Lestat e a quello che avevano semplicemente perché avevano altre persone nella loro vita, e che l’altro se lo mettesse bene in testa.
Lui e Daniel avevano continuato a vedersi nel corso dei mesi, o lui andava a New York o l’altro andava a Parigi e l’unico a sapere tutto era David Talbot il quale voleva essere libero di godersi la propria pensione in pace e che quindi si era limitato a consigliargli di stare attento. Ed era tutto assolutamente perfetto.
Amava Daniel, ne era assolutamente convinto, e Daniel lo amava a sua volta anche se ci aveva messo del tempo per capirlo.
La differenza d’età era tanta ma non era mai stata un problema, non per lui almeno e di cosa pensasse il resto del mondo se ne fregava, la luna non deve curarsi dell’abbaiare dei cani sosteneva Caterina II di Russia. La zarina si riferiva alla rivoluzione francese ma aveva sempre trovato la frase pertinente in qualsiasi contesto, inoltre adorava accumulare nozioni di qualsiasi entità su qualsiasi argomento, a Venezia poteva passare i pomeriggi nelle biblioteche delle varie facoltà a leggere ogni libro che gli capitasse per le mani al punto che ormai le bibliotecarie avevano smesso di fargli domande.
Certo, sapeva che Daniel era già stato sposato e che aveva due figlie ormai adulte che lo avevano reso nonno ma quello non era un problema per lui, specialmente perché i rapporti tra Daniel Molloy e le sue figlie erano quasi del tutto inesistenti. Non voleva certo che Daniel trascurasse la sua famiglia per lui ma non era quello il caso, inoltre ignorava cosa Daniel avesse detto avendo intuito come l’altro invece temesse delle reazioni esterne e da parte della famiglia.
Gli sguardi li aveva notati anche lui, e andavano dall’invidia alla commiserazione quanto non al disgusto, se fosse perché erano due uomini, per la differenza d’età o perché lui non era bianco non lo sapeva e non voleva saperlo. Aveva quindi deciso che era arrivato il momento di presentare Daniel Molloy a David Talbot, e poi lentamente introdurlo anche alla signora marchesa e a Lestat sperando che non si facesse strane idee, e c’era un solo momento per quell’incontro: il carnevale di Dunkerque. Non era un culture del carnevale pur avendo partecipato a quello veneziano per anni ma la troupe adorava andarci e così si univa a loro sebbene spesso si limitasse ad osservarli folleggiare mentre o leggeva o mangiava qualcosa in una brasserie.
<< Non sapevo nemmeno che ci fosse il carnevale, davvero è così famoso? >> gli domandò Daniel mentre riposavano sul divano.
<< Uno dei più famosi d’Europa, dopo quello veneziano, quello di Colonia e quello di Tenerife >> rispose lui. Gustave e Celeste gli avevano raccontato delle meraviglie del carnevale nizzardo ma non essendoci mai stato preferiva sospendere il giudizio, in quanto agli altri… David diceva sempre che viaggiare e avere il controllo del viaggio gli avrebbe fatto bene.
<< Sono stato al carnevale di Rio quando ero giovane, non ricordo se durante il mio primo matrimonio o durante il primo divorzio perché ero completamente strafatto, ma ricordo benissimo di quanto tutto fosse colorato ed esuberante, o forse perché avevo provato la ketamina o il crack, gli anni ottanta per me sono un buco nero pieno di flash, quando avevo la tua età mi ero sniffato mezza Colombia >> era stata la risposta di Daniel. E prima o poi doveva farsi raccontare tutto, la vita di Daniel gli sembrava veramente interessante, e forse poteva essere un sistema per distrarlo. Era sicuro che una volta saputo tutto Daniel sarebbe o scappato a gambe levate mettendo un oceano tra di loro o lo avrebbe guardato con gli occhi della pietà, e lui quello non poteva sopportarlo, non da Daniel Molloy.
<< Un giorno o l’altro mi racconterai tutto, e io ti racconterò la mia vita >> replicò prima che l’altro lo baciasse.
<< Al tuo servizio, bisogna andare vestiti in qualche maniera particolare? >> aveva domandato Daniel.
<< Niente di che, porta un ombrello però >> rispose. Ogni anno la troupe saccheggiava il guardaroba in occasione al carnevale, con grande dispiacere di Luchenbaum che dopo doveva occuparsi dei rammendi e di sistemare alla meno peggio gli abiti di scena rovinati. E secondo la polizia non poteva nemmeno prendersela con i colpevoli perché sarebbe stato “lesioni e percosse sul posto di lavoro”, che generazione di smidollati.
<< Come desideri >> aveva risposto Daniel prima che scivolasse tra le sue gambe per poi abbassargli i pantaloni. Non era stato facile arrivare a quel risultato ma dopo sette mesi alla fine Daniel aveva accettato che gli praticasse sesso orale. Era sicuro che l’altro ancora si vergognasse della sua età e dei suoi tempi ma a lui non importava, dopo tutto quello che aveva vissuto un partner più anziano e che avesse maggiore esperienza e maggiore resistenza era ben accetto, e non solo perché i partner della sua età lo avevano deluso.
Lestat e Nicky erano stati… meglio sotto certi aspetti ma per quanto avesse fatto non aveva funzionato dato che subito dopo aver fatto internare Nicky Lestat era partito lasciandolo solo, e Nicky… era così stordito da sonniferi che quasi non si era accorto di nulla l’unica volta che si era recato a trovarlo con quello scopo, le altre volte era un altro discorso. E gli incontri con la troupe non contavano, non erano mai realmente contati pur essendo stati divertenti e… fantasiosi, decisamente fantasiosi in una o due occasioni; decisamente con i partner della sua stessa età non funzionava e quindi aveva dovuto guardarsi intorno.
Daniel sorrise e le sue mani gli accarezzarono dolcemente i capelli, era sempre pieno di attenzioni per lui in una maniera commovente, nemmeno… nemmeno lui lo era stato. Certo, lo abbracciava, gli asciugava le lacrime e lo coccolava dopo il sesso ma… a volte aveva l’impressione che non lo avesse mai realmente visto.
Si mosse con abilità, godendo dei gemiti dell’altro mentre cominciava lentamente a succhiargli il cazzo, avrebbe voluto altro, che Daniel gli scopasse con forza la bocca ma sapeva che l’altro gli voleva troppo bene per costringerlo, anche se sotto sotto era quello che più desiderava, ma quello gli bastava. Si portò una mano tra le gambe quando intuì che era eccitato e sentì Daniel tirargli i capelli, finalmente pensò prima che l’altro lo allontanasse. Cercò di mascherare la propria irritazione salendogli sulle ginocchia e baciandolo, e per fortuna Daniel ricambiò il bacio prima di circondarlo con le braccia.
<< Sei così bello >> mormorò Daniel con autentica reverenza quando si separarono, l’eccitazione tra di loro sembrava quasi tangibile.
<< Non sai quanto ti amo >> rispose lui, la voce roca prima di strusciarsi con desiderio contro l’altro, non gli sarebbe certo dispiaciuto che l’altro gli venisse in bocca per poi terminare da solo ma a quanto sembrava Daniel aveva altri piani, e a lui andava bene. Lo amava, ne era sicuro e quello era sicuramente il sentimento più spontaneo che avesse mai provato in tutta la sua vita, un amore semplice, spontaneo e naturale come quelli di cui aveva letto a suo tempo nei libri.
<< Credo di saperlo invece >> replicò Daniel prima di portare la sua mano tra i rispettivi corpi facendolo ridacchiare.
<< Il corpo non mente mai Daniel >> dichiarò lui mentre sentiva l’altro prepararlo. Il corpo mentiva invece, o per meglio dire imparava a mentire. Lo aveva appreso durante i suoi ultimi mesi in… quel posto, quando il suo corpo era così abituato a tutto quello schifo che ormai accoglieva gli altri con finto abbandono e la sua voce sapeva simulare un piacere che non aveva mai realmente provato. Ne aveva avuto la conferma quando lui continuava a spingerlo verso colleghi e amici affinché imparasse a godere con il proprio corpo liberamente e poi con Santino il quale pur odiandolo adorava sentirlo gemere ed implorarlo ogni volta che lo scopava.
Cercò le labbra di Daniel nell’ennesimo bacio e poi lentamente si calò sull’erezione dell’altro, tutto quello era perfetto e avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di preservare quella tranquillità che si era procurato, dubbi di Daniel o meno. Daniel ridacchiò prima di cominciare a muoversi, se solo ci fosse stato un modo per essere sicuri che restasse una volta che avesse finito di raccontargli la propria storia ma sapeva che era improbabile e quindi voleva godersi l’altro il più possibile.
***
Daniel Molloy non si era mai sentito così bene in una relazione.
Con Alice era stato un turbinio di emozioni e di sensazioni, dove entrambi avevano indugiato in qualsiasi cosa li interessasse anche dopo la nascita di Kate. Avevano viaggiato, si erano amati con intensità e con abbandono salvo detestarsi con forza quando lei aveva sostituito le droghe con la beneficenza e lui aveva superato la seconda overdose senza sentire il bisogno di smettere.
Saoirse invece era stata l’opposto. Tranquilla, posata, devota al proprio lavoro e al proprio quartiere, la vita tranquilla che chiunque avrebbe desiderato ma che dopo appena cinque anni lo aveva profondamente annoiato portandolo a fotocopiare di nascosto documenti riservati di cui si era servito per un articolo e che gli erano costati il matrimonio e per poco la custodia di Lenora.
Alice continuava a gravitare per le varie organizzazioni di beneficenza viaggiando per tutto il paese e a portare la sua testimonianza di ex tossicodipendente mentre Saoirse era ancora a New York con il suo nuovo marito e pur non avendolo mai perdonato sul serio alla fine era riuscita ad accettare il suo comportamento.
E poi c’era Armand.
Armand che chiedeva solamente di essere amato, che non si curava della differenza d’età o degli sguardi che ricevevano ogni volta che andavano da qualche parte e che si prendevano per mano, che lo amava con una spontaneità rara e non chiedeva nient’altro.
Non ne aveva parlato con nessuno, temendo il giudizio altrui. Le ragazze sapevano che aveva qualcuno, in redazione si speculava su chi potesse essere e Saoirse, da poco pensionata gli aveva chiesto quando avrebbero potuto uscire per un appuntamento a quattro ricordandogli come Richard fosse un marito migliore di lui, era anche vero che non ci voleva molto.
Gli piaceva quella relazione a distanza, i pranzi nei vari locali di Compiègne, le visite nel circondario o a Parigi, o quando rimanevano a casa a fare l’amore e a parlare di tutto o niente. E New York, gli piaceva la curiosità di Armand che era praticamente senza confini e riguardava qualsiasi cosa. Armand però restava un enigma per lui, lo aveva sentito discutere d’arte a livelli accademici ma per i calcoli più elementari si serviva della calcolatrice, come se davvero non fosse mai andato oltre le quattro operazioni. E quel mistero lo intrigava e lo incuriosiva, impossibile negarlo ma non era solo per quello che continuavano a vedersi ormai una volta al mese per una settimana.
E ora quell’invito al carnevale. Non era mai stato tipo da carnevale, aveva partecipato a quello di Rio in gioventù ma era così fatto che non ricordava nulla, e per il resto tranne New Orleans gli Stati Uniti non avevano una gran tradizione in materia preferendo puntare su Halloween.
Inoltre per la prima volta avrebbe conosciuto qualcuno del passato di Armand sebbene un passato molto più sereno e tranquillo di quello che l’altro gli aveva fatto intuire, lui comunque si era informato lo stesso su David Talbot di Londra, migliore amico del migliore amico di Armand. E perché un uomo suo coetaneo fosse amico di due ventenni, anzi uno di loro era il suo migliore amico, era qualcosa di cui discutere... ma su cui non avrebbe detto nulla perché non voleva sembrare ipocrita.
Bibliotecario da poco in pensione, non sposato e ottimi studi in una di quelle scuole private inglesi dove prima ti insegnavano come rubare e poi la letteratura ma era sicuro che anche nel suo caso ci fosse di più.
Per il momento si limitava a godersi il carnevale.
Armand lo aveva ufficialmente presentato e forse era vero che i teatranti non si sconvolgevano più per niente dato che nessuno aveva avuto da obbiettare anche se uno o due lo avevano guardato male ma comunque non avevano detto nulla.
Il locale dove si erano sistemati era adorabile, il pavimento coperto di brillantini e coriandoli, ogni tanto entrava qualcuno mascherato e la musica era troppo alta ma era comunque confortevole e discreto, e nessuno sembrava guardarli; se doveva essere onesto le occhiate peggiori le aveva ricevute a New York, i parigini e per estensione i francesi dopo un primo momento preferivano ignorarli ma d’altronde si trattava dello stesso popolo che negli anni novanta di fronte alla notizia della figlia segreta di Mitterand si era schierata compatta a favore del presidente parlando di violazione della privacy, un popolo strano i francesi.
<< Ti piace qui? >> gli domandò Armand, quel giorno vestito di verde scuro.
<< È una bella città ma parlano con un po’ troppo accento per me >> ammise prima che l’altro ridacchiasse.
<< Un certo film per quanto carino ha fatto dei danni incredibili >> disse Armand prima di prendergli la mano, e questa volta non ci fu nemmeno bisogno del tovagliolo posizionato in maniera strategica come le altre volte.
<< Dovremo vederlo allora >> replicò lui prima che sentisse qualcuno si avvicinasse al loro tavolo.
<< Non avrei mai creduto di sentire un accento americano proprio qui, allora sono nel posto giusto >> disse quello che doveva essere David Talbot di Londra. Daniel alzò gli occhi e rimase sorpreso: David doveva avere la sua età ma indossava abiti punk con tanto di borchie che sarebbero stati ridicoli su un ventenne e aveva tra le mani un gigantesco ombrello fucsia… e quel tipo era un bibliotecario?
<< David, queste cose dovevi farle a vent’anni >> si limitò a dire Armand prima di alzarsi e salutarlo all’europea ossia con due baci su entrambe le guance.
<< Ma io le ho fatte a vent’anni, zuccherino, e le faccio anche adesso. E così è lui l’americano… David Talbot, bibliotecario londinese in pensione e habitué del carnevale di Dunkerque >> rispose l’altro prima di allungare la mano, in che razza di situazione era finito?
Alla fine David Talbot non era male, non li giudicava, era riservato e pur avendo un tono di superiorità cercava di non considerarli due pezzenti se non peggio ma soprattutto Daniel Molloy si era reso conto di una cosa: David sapeva. Ignorava cosa sapesse del passato di Armand ma era evidente che ne sapeva più di lui e che moriva dalla voglia di parlarne, se solo ad ogni minimo accenno Armand non gli avesse dato un calcio da sotto il tavolo a cui l’altro rispondeva cambiando argomento con aplomb tipicamente britannico.
Rimasero a parlare per quasi mezz’ora, poi Talbot li avvisò che aveva il treno di ritorno per Londra e che per due settimane non voleva essere reperibile perché si stava preparando per andare in vacanza in Brasile. E dal modo in cui lo disse era evidente cosa pensava di fare una volta sbarcato su suolo brasiliano. Lo faccio da oltre trent’anni e cerco solo maggiorenni, con alcuni di loro ho avuto persino delle vere e proprie relazioni si era giustificato David ma lui sapeva benissimo quale fosse il vero nome di quel che faceva l’inglese, e non l’aveva detto solamente per educazione.
<< Conosci persone singolari >> si limitò a dire quando furono tornati a Compiègne, il resto della compagnia sarebbe rincasato in serata ma non erano un suo problema.
<< David è più inoffensivo di quanto sembri, sono gli altri due a preoccuparmi >> rispose Armand prima di alzarsi dal letto, aprire la finestra e accendersi una sigaretta. Gli aveva spiegato che non aveva problemi di sorta col fumo, che a suo tempo non era stato un fumatore di tabacco e l’altro aveva quindi iniziato a fumare in sua presenza sebbene si trattasse solamente della rituale sigaretta del dopo. Era forse l’unico vizio che non aveva mai avuto, forse perché erano gli anni sessanta e fumare tabacco era considerato troppo da borghesi, non sapeva dirlo con certezza ma aveva cominciato direttamente con le canne per poi passare all’hashish.
<< Mi racconterai tutto quando ti sentirai pronto >> si limitò a rispondere lui. Non era esattamente la prima volta che succedeva ma era stato discretamente appagante sussurrare all’altro che voleva farsi scopare. Armand aveva replicato con un bacio sulla bocca e poi aveva prontamente eseguito… e ne era passati di anni da quando aveva permesso a qualcuno quel tipo di confidenza e di predominio, e forse si era dimenticato quanto fosse bello. Armand si era preso il suo tempo, ogni suo singolo gesto e movimento sembrava finalizzato più del solito a farlo impazzire e quando finalmente gli era entrato dentro… possibile che si fosse dimenticato un tale piacere? L’altro si era mosso lentamente, senza alcun timore e con occhi così pieni d’amore e di desiderio che se avesse avuto ancora vent’anni sarebbe venuto dopo pochi secondi, ne era tremendamente consapevole. Tuttavia la cosa sembrava non aver indispettito Armand che anzi sembrava averla presa come una sfida personale e… era bravo, sembrava quasi che il suo corpo fosse nato per l’amore si era ritrovato a pensare Daniel più di una volta, specialmente in quei momenti mentre l’altro se lo scopava lentamente e lui aveva portato una mano sulla propria erezione, almeno andare a letto con qualcuno di così giovane aveva avuto come effetto positivo quello di risvegliare quasi completamente il suo corpo.
<< Daniel, tu non vuoi davvero sapere cosa mi sia successo, altrimenti scapperesti, come tutti >> gli rivelò Armand prima di rimettersi i pantaloni. Forse, ma meritava comunque di saperlo per poi decidere, aveva già intuito che l’altro non avesse avuto una vita facile e che tutto quello, gli abiti su misura, il portamento aristocratico e il vocabolario forbito, erano una posa per nascondere un passato che doveva essere decisamente problematico. In parte il suo istinto di giornalista gli chiedeva di fare domande, di incalzarlo e scoprire tutto contattando David Talbot ma voleva che fosse l’altro a parlargli, quella era la sua storia e meritava di essere lui a raccontarla, regola uno del giornalismo. Inoltre nemmeno lui aveva un passato tranquillo alle spalle quindi poteva reggere qualsiasi rivelazione, ne aveva passate troppe per sconvolgersi sul serio.
<< Non puoi saperlo, io stesso ne ho fatte tante, facciamo così: prima parlo io e poi parli tu >> propose. Era una follia ma doveva pur tentare, non avrebbe cominciato seriamente una relazione basandosi solamente su omissioni e accenni involontari, meritava di dover sapere prima di decidere cosa fare, e Armand meritava la stessa cosa.
<< Come desideri, comincia tu >> rispose Armand con aria di sfida, come se fosse sicuro che lui non avrebbe osato.
<< Molto bene, torna a letto e preparati, la storia della mia vita è piuttosto lunga e avventurosa >> replicò lui con un sorriso sardonico.
<< E invece la storia della mia è una lunga discesa verso le profondità dell’animo umano, ricorda solo che lo hai voluto tu >> dichiarò Armand prima di spegnere la sigaretta e raggiungerlo, e non gli era mai sembrato così fragile, era come se l’altro si trovasse su un pavimento di vetro rotto in maniera irreparabile e che si stesse preparando a cadere sapendo che non avrebbe fatto in tempo a scansarsi, una strana metafora ma non avrebbe saputo spiegare meglio l’espressione degli occhi dell’altro pensò Daniel.
Attese che l’altro si fosse sistemato e poi cominciò, ne aveva di cose di raccontare.
<< Allora, mio nonno era fuggito dall’Irlanda a seguito della rivolta di Pasqua del secolo scorso e pur essendo cattolico era anche disinteressato alla religione, fatto che venne compensato dalla figlia della sua padrona di casa a Modesto, California, ragazza di ottimi costumi ma estremamente religiosa per non dire bigotta. Non potendo quindi ottenere quel che voleva con i sorrisi e le canzoni come aveva sempre fatto si risolse a sposarla e da questo connubio sarebbero nati mio padre e mio zio Liam, entrambi refrattari al cattolicesimo nonostante le preghiere di mia nonna, ed è così che da una bigotta discende una lunga tradizione di atei, laici e di persone che hanno persino cambiato religione, ma sto correndo troppo >> cominciò, doveva spiegare l’antefatto altrimenti tante cose non si sarebbero comprese, e inoltre era palese che Armand non si fosse informato su di lui leggendo le sue memorie e doveva quindi recuperare.
