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Sotto i Riflettori

Summary:

"Un'Orchidea dal Passato" in cui Kirino è finalmente il "protagonista".

Notes:

Per chi è abituato ai nomi del doppiaggio ecco una piccola guida.
Kirino Ranmaru=Gabi Garcia
Shindou Takuto=Riccardo Di Rigo
Einamu=Mike

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Raimon's stylish ace defender, who knows Shindou better than anyone.

“N-non… non è abbastanza…” Si ripetè Kirino tirandosi su ancora una volta senza fiato e senza energie. Fissò il pallone ai suoi piedi appena visibile grazie alla fioca luce della luna, essa unica testimone delle sue notti insonne. Fece un respiro profondo e in un attimo la natura che lo circondava svanì, apparendo al suo posto un vasto campo da calcio mentre correva insieme al pallone, dribblando gli alberi in una danza leggiadra.

 

Il termine del programma educativo era imminente. La mattina seguente sarebbe tornato a casa e sarebbe andato a trovare Shindou il pomeriggio stesso come da promesso. Essendo stati entrambi molto impegnati, l’amico con le lezioni extra di pianoforte e Kirino con l’insegnare il calcio ai bambini, non poterono sentirsi molto, a parte per qualche messaggio occasionale per assicurarsi che stessero bene.

Non vedeva l’ora di raccontargli di quanto si fosse divertito, ma anche di quanto aveva imparato dai suoi nuovi amici, sapendo che avrebbe alleviato le sue preoccupazioni.

 

Kirino aggrondò; il suo sguardo spostandosi dalla tazzina di tè che aveva in mano sul volantino appoggiato sul tavolo un’altra volta, leggendolo più e più volte nonostante ne sapesse già il contenuto. Frustrato, fece un respiro profondo che non passò inosservato.

“Allora, ti sei deciso?” Chiese Shindou seduto vicino a lui, convinto che il suo amico alla fine avrebbe accettato.

Una parte di lui voleva prendere parte, era innegabile, ma cercava in qualsiasi modo di dare ascolto alla voce che gli sussurrava di rinunciare al viaggio e di rimanere accanto a Shindou sapendo che quest’ultimo sarebbe rimasto solo.

Non poter giocare alla finale del Cammino Imperiale e lo stress dell’operazione furono a dir poco un brutto colpo e nessun altro a parte Kirino sembrò averlo notato per cui era determinato più che mai a stargli vicino. Era anche vero però che le vacanze estive erano lunghe abbastanza da poter trascorrere del tempo insieme dopo il suo ritorno ma a preoccuparlo erano la melodia che componeva, le espressioni che aveva in volto, il suo atteggiamento… un libro aperto e ora che tutta la squadra sarebbe partita, non poteva non domandarsi come avrebbe realmente reagito. Dopo aver posato la tazzina, prese la sua decisione.

“Rimang–”

“Vai.”

“Eh?”

“Ti si legge in faccia che vuoi andare. Cosa ti ferma?” Affermò l’amico con un lieve sorriso dopo aver preso in mano la tazzina con il tè.

Kirino incrociò il suo sguardo per un secondo per poi distoglierlo, fermandosi dal rispondergli “tu”, rimanendo in silenzio. Oltre a consolare Shindou, non aveva altre ragioni per non accettare, pertanto trovare una scusa plausibile era a dir poco un'impresa, non avendo la benché minima idea che tale preoccupazione fosse reciproca.

Il Virtuoso era sicuro che dopo la vittoria del Cammino Imperiale avrebbero finalmente ricominciato a giocare a calcio come facevano un tempo e invece non poteva non notare quanto il difensore sembrava turbato.

“Penso che ti divertiresti un sacco e poi chi c’è meglio di te per insegnare a giocare a calcio?” Continuò, riferendosi al fatto che fu proprio Kirino a farlo innamorare di codesto sport ma quest'ultimo non rispose, il suo sguardo sconsolato finendo ancora una volta perso nel vuoto.

“Kirino?”

“Resto.” Disse con un lieve sorriso non molto veritiero.

 “Kirino, va tutto bene?”

“Certo, perché me lo chiedi?” Borbottò, ignaro di quanto fosse evidente il suo stato d’animo mentre non riusciva a guardare dritto negli occhi l’amico che invece sembrava come se lo stesse scrutando nell’anima.

Dopo qualche attimo di silenzio, fu Shindou a parlare, cambiando quasi argomento, non volendo forzare Kirino a rivelargli i suoi timori.

“Sai, nei pressi della scuola abita qualcuno che non vediamo da tanto tempo.”

“E chi?”

“Ricordo ancora quando scivolai sul fango mentre giocavamo a calcio e il pallone finì dentro il pollaio” 

“Zio Suzuki?” Il volto di Kirino si illuminò ricordando le lunghe estati spensierate passate in campagna dallo zio di Shindou.

“Proprio lui. Penso gli farebbe piacere una visita da parte tua.”

“Certo, però…”

“Salutalo da parte mia e ricordati di divertirti anche per me!”

“Ma io—“

Kirino Ranmaru.” La voce di Shindou rimbombò direttamente nell’anima di Kirino, quest’ultimo reagendo involontariamente con uno sguardo teso e labbra serrate.

“Agli ordini, capitano…” Sospirò rassegnato.

“Guarda che è Tenma il capitano adesso.”

“E allora dovresti smetterla di assumerti ancora le responsabilità della squadra.”

“Non più dell’intera squadra. Solo le tue.”

 

Un unico passo sbagliato e la palla volò dietro a un cespuglio.

Sbuffò non poco seccato.

Shindou non avrebbe mai fatto un errore così banale.

Chiuse gli occhi, cercando di ritrovare la concentrazione persa e riprese la sua danza armoniosa, correndo dietro il pallone, esso diventando un’estensione del suo corpo.

Passò il primo albero dal tronco sottile e foglie grandi, uno che gli ricordava quello che aveva nel cortile di casa sua… il secondo albero dalle radici imponenti, casa di molti roditori e costituito da delle casette per gli uccellini costruite dai bambini… il terzo albero dal tronco leggermente inclinato, di cui rami ospitavano dei gufi curiosi… il quarto albero, basso ma possente… il quinto albero dalle foglie lucenti e simile a quello che si trovava davanti a scuola…

Sorrise lievemente, riconoscendo lo stesso tepore che provava da piccolo, quando i suoi genitori gli regalarono la sua prima palla da calcio, i pomeriggi spesi a palleggiare esattamente come facevano i suoi idoli in televisione, la prima volta che colpì il pallone con la testa, quando scappò di casa per giocare…

Perse la palla un’altra volta.

Irrigidì all’ennesimo errore.

Shindou non si sarebbe distratto così facilmente.

Non si arrese nonostante il suo corpo pregasse per una tregua. Malgrado le sue gambe tremavano, recuperò il pallone e lo inseguì con vigore. Passò il primo albero dal tronco sottile, il secondo albero dalle radici imponenti, il terzo albero dal tronco inclinato–

Un altro errore.

Shindou non si sarebbe fermato.

Deglutì.

Da capo.

Primo albero, secondo albero, terzo albero, quarto..

Da capo.

Primo, secondo, terzo…

 

Nulla.

Si lasciò cadere per terra.

Non era riuscito a combinare nulla.

La sua vista cominciò ad appannarsi, lacrime cominciarono a scendere.

Nè oggi, nè tutte le scorse notti.

Tutti i suoi sforzi erano stati inutili.

Si esercitò nella potenza di tiro, ma Shindou sarebbe sempre stato più forte.

Si esercitò nella resistenza fisica, ma Shindou sarebbe sempre stato più robusto.

Si esercitò nella velocità, ma Shindou sarebbe sempre stato un passo più avanti…

…e Kirino era condannato a rincorrerlo per l’eternità.

 

“E allora io vado, Kirino! È stato un grande piacere passare queste due settimane insieme! Spero che la prossima volta che ci incontreremo sarà sul campo da calcio come avversari!” Lo salutò Miyabino dirigendosi verso l'uscita dell’aeroporto.

“Certamente!” Ricambiò Kirino con un gran sorriso. Appena lo vide girarsi, iniziò a vagare cercando dove fossero i suoi genitori che sarebbero dovuti essere già lì.

Kirino: Sono arrivato all’aeroporto.

Kirino: Dove siete?

Aveva inviato quei messaggi ormai quindici minuti fa.

L’aeroporto era assai immenso ma non altrettanto affollato, il che avrebbe dovuto facilitare le ricerche eppure non stava facendo alcun progresso, andando avanti e indietro negli ampi corridoi.

Chissà quante volte era passato davanti al signore in giacca e cravatta che discuteva al telefono o alla signora anziana che leggeva un libro oppure alla ragazza che stava dando uno snack al suo cagnolino.

Mamma: Scusa tesoro, abbiamo avuto un imprevisto al lavoro! Saremo lì presto!

Kirino: D’accordo, vi aspetto all’uscita 4

Un po’ frustrato, trovò un posto dove sedersi e solo in quel momento poté notare quanto fosse stremato, indolenzito dall’eccessivo allenamento. Era così preoccupato per l’assenza dei genitori che si era agitato fin troppo, forse però causato in parte dalla mancanza di sonno sebbene avesse dormito per l’intera durata del volo, pensando che due ore fossero sufficienti.

Sbadigliò e si grattò gli occhi.

Doveva diventare un giocatore di calcio migliore e lo sarebbe diventato con i giusti, o non così giusti, sacrifici nonostante non sentisse chissà che miglioramento.

Sperava che le sue occhiaie potessero passare inosservate, ciò quasi impossibile, sentendo già le ramanzine, avendo più in mente la voce di Shindou che dei genitori, sapendo che l’amico si sarebbe sentito in colpa vedendolo conciato così siccome fu proprio lui ad insistere nel farlo partecipare, sempre a pensare troppo con quella sua testolina da genio.

Passarono venti minuti e lentamente i suoi pensieri cominciarono a dileguarsi mentre sentiva sempre più la pesantezza delle sue palpebre, ma nell’esatto istante in cui stava per addormentarsi, il suono di una notifica dal suo telefono lo svegliò.

Shindou: Siete atterrati?

Shindou: Com’è stato il volo?

Kirino:

Shindou: Com’è andata?

Kirino: Ti racconterò tutto più tardi in persona

Kirino: I miei dovrebbero arrivare presto a prendermi

 

Shindou: Pensavo fossero già lì ad aspettarti

Kirino: Pare abbiano avuto un imprevisto a lavoro

Shindou: Se vuoi ti chiamo un taxi

Per un attimo Kirino prese in considerazione la proposta dell’amico ma proprio quando stava per accettare, vide i suoi genitori camminare verso di lui.

Kirino: Grazie ma non serve, li vedo arrivare

Kirino: Dovrei arrivare da te entro le 17 allora

Kirino: Il tempo di disfare le valigie e farmi una bella doccia

Mise subito via il telefono e si alzò immediatamente prendendo la sua valigia, ma quando fece per avvicinarsi a loro, non ci furono più.

Spalancò gli occhi perplesso, li aveva forse scambiati con qualcun altro?

C’era un silenzio assordante e si guardò subito attorno.

Il signore in giacca e cravatta non c’era più.

L’anziana col libro non c’era più.

La ragazza col cane non c’era più.

Non c’era nessuno.

Tutto ciò non era possibile a meno che non si trovasse in un sogno.

Un incubo?

“Non dovresti essere ancora qui.” Una voce seccata alle sue spalle lo fece rabbrividire.

“Cosa—?!” Kirino si girò. 

La voce apparteneva a un ragazzo della sua età dai capelli corti arancio-marroni, occhi rosa chiaro e vestito con una strana tuta dai toni grigi.

“Questa linea temporale avrebbe già dovuto cessare di esistere ma tu la stai ancora reggendo.”

Linea temporale? Di cosa stava blaterando?

Era tutto fin troppo vivido per essere un semplice sogno.

“Si può sapere chi sei?!”

“Mi chiamo Einamu, attaccante della Protocollo Omega.”

Prima che potesse persino formulare un pensiero, un dolore improvviso gli esplose nella testa facendogli cacciare un urlo straziante.

“Kirino Ranmaru…”

Le forze lo abbandonarono.

Cadde a terra.

“...rinuncia al calcio.”

Il fischio nelle sue orecchie ingoiavano perfino la sua stessa voce eppure le parole di quel ragazzo lo raggiunsero chiaramente.

Era paralizzato a terra.

Non sentiva nemmeno le gocce di sudore cadere dal suo volto, né tanto meno le lacrime.

Faceva caldo.

Faceva freddo.

Si sentiva pesante.

Si sentiva leggero.

Era buio.

Era luminoso.

L’intera stanza girava.

Tutto cambiava forma e colore.

Eppure era certo che avesse gli occhi chiusi.

Ad un tratto il dolore scomparve lasciandolo ancora un po’ intontito ma gli era chiaro che non fosse più all’aeroporto.

Si alzò e si guardò intorno. Gli alberi possenti che facevano ombra alle aiuole fiorite e i cespugli verdeggianti, la statua dedicata a un famoso architetto, le casette degli uccellini costruiti dai bambini residenti nel quartiere: possibile che si trovasse al parco nei pressi di casa sua?

Ricordi passati cominciarono a riemergere.

Ricordi in cui andava giù per lo scivolo.

Ricordi in cui si sporcava di fango.

Ricordi in cui giocava con Shindou.

 

Improvvisamente i pianti di un bambino sconsolato iniziarono a coprire il fruscio delle foglie che danzavano col vento.

Avrebbe riconosciuto quella voce ovunque.

Un pensiero assurdo gli passò per la testa.

Si girò lentamente, come se non volesse affrontare il fatto che si trovasse realmente nel passato, nella precisa giornata in cui si incontrarono per la prima volta, l’inizio della loro amicizia.

Shindou?!

Avrebbe voluto correre verso la versione passata del suo migliore amico ma si trovò come paralizzato.

“Stai fermo e resta a guardare.” Disse il Einamu a fianco a lui.

“Si può sapere che hai intenzione di fare?!” A interrompere la frustrazione di Kirino, fu una folata di vento, accelerando il tempo, che portò con sé le prime sfumature di arancione nel cielo ma della sua versione piccina che consola Shindou nemmeno l’ombra.

Presto una giovane donzella corse verso quest’ultimo.

“Signorino Shindou!” La governante prese un sospiro di sollievo prima di avvicinarsi lentamente con un lieve sorriso rassicurante, vedendo che il piccolo stava bene.

“Ma che cosa…?!” Esclamò Kirino, perplesso come mai prima d’ora.

“Che ne dici, torniamo a casa?” Chiese la donna con voce gentile, asciugandogli le lacrime con un fazzoletto.

“Questo non è quel che è realmente accaduto!” Iniziò a sbraitare, sicuro che fosse stato lo strano figuro ad aver combinato qualcosa. “Non arrivò nessuna governante e quel giorno fummo mia madre e io–” Ad un tratto si fermò con lo sguardo fisso nel vuoto e un’espressione indecifrabile.

“Quel giorno…” Mormorò mentre si voltava lentamente verso Einamu, quest’ultimo impassibile. “Scappai da casa per giocare a calcio ma quando attraversai la strada dirigendomi verso il parco, un'auto mi investì in pieno. Non incontrai Shindou e i miei genitori mi proibirono di toccare palla per sempre…” La pura angoscia pervase il suo corpo quando improvvisamente sussultò nuovamente per il dolore pungente in testa, reggendosi a malapena in piedi.

“Il cambio della linea si è sovrapposto a quello originale. Non era mai successo prima d’ora.”

Altre parole che Kirino non riuscì a comprendere.

“Accettalo e rinuncia al calcio come il resto dei tuoi compagni.”

Rabbrividì appena comprese che anche tutti gli altri subirono la stessa tortura.

"Non importa quanto ci proverai, non dimenticherò mai né il calcio né i miei amici!” Esclamò una frase che avrebbe potuto dire Tenma, rianimando le proprie energie.

Prima che Einamu proferisse parola, lo strano aggeggio che aveva sulla guancia si illuminò per un paio di secondi e quando si spense, l’espressione che aveva in volto cambiò.

“I tuoi amici?” Ribatté con tono beffardo. “Quelli che disprezzi con tutto te stesso?”

“Cosa?! Io disprezzare loro?!”

“Inutile che provi a negarlo, lo sai meglio di chiunque altro che detesti il calcio da molto tempo ormai, esattamente come detesti tuoi amici, specialmente l’ex capitano, dico bene?”

“Non potrei mai detestare il calcio e tanto meno Shindou!” Si difese Kirino ancora una volta, sentendosi un macigno sulle spalle.

“Non sei stanco di sentirti sempre al secondo posto?”

“Finiscila.” Mormorò, distogliendo lo sguardo. “Io non mi sento così.”

“Più provi a negarlo e più farà male.”

“Sai già che non sarai mai al suo livello, destinato a vivere nell’ombra del grande Virtuoso.”

“Non ti biasimo, chiunque al tuo posto lo odierebbe.”

“Alcuni studenti ti chiamano il migliore amico di Shindou, non provando nemmeno a chiedere come ti chiami.

Stai zitto.

Si voltò senza guardarlo, dandogli le spalle.

“Se non fosse stato per Shindou non ti sentiresti così”

Stai zitto.

“Se fosse stato un vero amico, non sarebbe rimasto indifferente”

“STAI ZITTO–”

“Se non fosse stato per il calcio, avresti avuto i riflettori su di te.”




Una ragazza sorridente dai riccioli d’oro aprì la porta della classe con in mano un pesante scatolone.

“Oh sei arrivata presto!” Salutò la fanciulla mentre stava scrivendo un elenco delle attività del club che si sarebbero dovute svolgere quel giorno sulla lavagna.

“Kirino! Guarda cos’ho trovato nella biblioteca!” Esclamò con grande entusiasmo, appoggiando non tanto delicatezza il pacco.

“E cosa sarebbe, Shizue?” Chiese avvicinandosi alla ragazza.

“Visto che il festival culturale è alle porte, ho ricevuto il permesso del preside per poter visionare gli spettacoli degli anni passati!” Affermò iniziando subito a rovistare tra le vecchie sceneggiature, libri, registrazioni.

“Ma non abbiamo ancora un mese di tempo?” Chiese sospirando, sapendo già che Shizue avrebbe ignorato le sue parole.

Aspettando i restanti membri del club, si mise anche lui a vedere i filmati e a sfogliare i quaderni con gli appunti di vecchi studenti e libri da cui traevano le storie.

“Sono tutti adattamenti fantastici! Non vedo l’ora che arrivino anche gli altri, sento l’ispirazione pervadere il mio corpo!”

Kirino annuì, contagiato dall’eccitazione dell’amica mentre continuava a esaminare il contenuto della scatola, trovando un libro dal titolo a dir poco particolare.

Lo prese tra le mani.

È difficile dimenticare ciò che si odia proprio come è difficile dimenticare ciò che si ama.

“Non l’ho mai sentito prima.” Disse Shizue prima di osservarlo meglio. “Un libro di psicologia? Beh, il preside mi aveva detto che forse avremmo trovato dei libri non inerenti siccome nessuno sistema gli archivi da tempo. Lo riporto subitissimo in biblioteca—“ Fece per prendersi il libro ma Kirino la fermò.

“Lo riporto io, tu continua pure a leggere.” Sorrise lievemente, sentendosi uno strano senso di malinconia appena uscito dalla stanza, la stessa che emanava la melodia del pianoforte dell’aula accanto.

 

The leader of Raimon’s drama club, who understands and interprets every character flawlessly.

Notes:

E così è finito il 2025, sono grata di essere riuscita a finire di scrivere questa storia entro la fine dell'anno, così da dedicarmi ad altre fan fiction che avevo in mente hehe
Buona Vigilia di Capodanno e buon Anno Nuovo!! ^^