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Nel corridoio di quell'albergo di lusso a Toronto, aleggiava nell'aria un profumo di pulito e di detergente per moquette.
Una leggiadra musica Jazz risuonava delicata in sottofondo, accompagnando gli ospiti che si trascinavano dietro le valigie fino a raggiungere le loro stanze.
In una camera però, esattamente al dodicesimo piano, non era la musica a risuonare nell'aria.
Vi era un ritmo certo, concreto, enfatizzato e puntuale, ma non quello che si udiva di base nelle canzoni, no.
Era diverso: un tempo staccato, dettato da mani affusolate e forti, a diretto contatto non su uno strumento, ma con lembi di carne, accaldata e arrossata.
E accompagnati a questi suoni provocati dall'impatto di pelle contro pelle, c'erano anche dei mugolii, dei sospiri tremanti, una melodia ricolma di disperazione ed eccitazione.
Nella stanza 1221, qualcuno non stava cantando a squarciagola, no, gemeva a voce bassa, talvolta interrotta da parole mugugnate: delle suppliche, dei numeri, un nome solo.
"Ilya- ah"
Il rumore di uno schiaffo, l'ennesimo, risuonò forte e chiaro in quella camera lussuosa; una risatina profonda e maliziosa ne fece seguito.
< Ilya?
Davvero, Hollander? Sei sicuro di quello che dici? >
"No! Capitano! Capitano- ah! Tre"
< Molto bene. Vedo che stiamo iniziando a comprendere i nostri errori, Хороший мальчик.>
"Ti prego-"
<Cosa?>
"Ti prego- toccami"
<Toccarti, Hollander? Non è quello che sto facendo?>
rispose Ilya, schiaffeggiando nuovamente la pelle elastica del fondoschiena di Shane, posizionato a pancia in giù sulle proprie gambe, totalmente alla sua mercè e senza alcun velo a coprire il suo corpo, ricoperto da uno strato di sudore.
Dopo che Shane pronunciò il numero "quattro", Ilya tastò una natica con un palmo, stringendo e assaporando la sensazione della sua pelle bollente sotto le dita, provocando nel Canadese un gemito stridulo; le dita di quest'ultimo affondarono nel tessuto delle candide lenzuola, stringendole come un appiglio, come se Shane stesse cercando in tutti i modi di mantenere l'ultimo briciolo di sanità mentale rimasto per non perdere il conto di quelle sculacciate così decise, pungenti, ma allo stesso tempo così-
Slap.
"Cazz- Cinque! Ilya-"
<Chi?>
"Capitano! Scusa, scusa, scu-"
<Sì, mio мальчик. Molto bravo.>
Ilya accarezzò la pelle delle sue cosce, adornate da marchi rossi quanto le sue guance, come piccola forma di ricompensa.
Shane mugolò, strizzando gli occhi, come se volesse scacciare via la sua vergogna, la sua timidezza nel venire esposto alla realtà dei fatti: ovvero che gli piaceva da morire essere umiliato da lui e mostrarsi così eccitato da quella situazione.
Le sculacciate contate erano esattamente cinque.
<Cinque secondi, Hollander..
È bastato così poco per mandare a puttane la partita.
E adesso guardati.>
Non ebbe il tempo materiale di ripensare a quel momento; il proprio membro sfiorò per un misero istante il tessuto ruvido dei jeans di Ilya e Shane non riuscì a trattenersi; un gemito strozzato lasciò le sue labbra, mentre nello stesso momento, il tessuto del pantalone sottostante venne macchiato dal liquido pre-seminale del ragazzo.
<Devo per caso ritirare quello che ho detto, mh?>
"No! Mi dispiace- è stato-"
<Cosa è stato? Un errore? Come quelli che hai fatto in campo oggi?>
Lo provocò Ilya, tracciando con un polpastrello una linea invisibile dal suo orifizio fino ai testicoli, sentendolo tremare sotto le proprie attenzioni.
<Hollander, quasi non ti riconosco più.
Il mio cazzo ti ha dato così tanto alla testa che adesso sbagli anche a centrare una rete, mh?>
"Scusami, Il- Capitano! È stato davvero-"
<Umiliante?>
"N-"
<Per me lo è stato. Molto, Hollander.
Vederti mancare quel tiro, dopo quel passaggio perfetto da destra. Tsk-
Ma forse a te non è dispiaciuto poi così tanto.
Alla fine a te piace essere umiliato, non è così?>
Ilya ringhiò al suo orecchio, leccando la cartilagine bollente, mentre con un dito accarezzava l'anello di silicone nero stretto alla base del membro di Shane.
E quest'ultimo mugolò disperatamente, come una bambola costruita appositamente per essere maneggiata da Ilya.
Shane tentò di nascondere il viso sul materasso, scuotendo il capo in negazione, ma presto Ilya affondò una mano tra I suoi capelli neri, leggermente cresciuti nel corso degli anni, e tirò con decisione il suo capo all'indietro, esponendo il suo viso accaldato e umido di lacrime, all'aria della stanza e allo sguardo vigile e penetrante del Russo.
Ilya rise, prima di accarezzare con la mano libera una sua guancia, percependola bollente sotto alle proprie dita.
<Di' la verità, мальчик.>
"Ti prego-"
<Non voglio preghiere, Hollander. Voglio le tue parole, voglio certezze.>
"Cristo- sì! Sì- Ilya, amo essere umiliato da te.
Amo quando mi rendi così vulnerabile e Dio, voglio le tue mani su di me, in qualsiasi modo.
Sono tuo e solo tu hai il diritto di punirmi. Mi fa impazzire questo dolore; ne voglio ancora, ancora, ancora-"
E Ilya lo accontentò, schiaffeggiando con forza la sua natica sinistra due volte consecutive, prima di passare lievemente le unghie sulla pelle colpita dal proprio palmo.
Shane si abbandonò ad un nuovo e lungo gemito, lasciando sgorgare dai propri occhi lacrime di puro piacere.
E Dio, quelle lentiggini messe così in risalto, non fecero altro che fomentare la libido di Ilya, il cui membro premeva in maniera insistente contro il cavallo dei jeans.
Il suo cuore batteva all'impazzata.
Sentiva una certa fierezza al sentirsi chiamare "Capitano" dal suo compagno. Ma la vera ragione per cui si sentiva al settimo cielo era per il modo in cui Shane si stava abbandonando a Ilya, lasciandogli il pieno controllo della situazione, senza limitare il suo modo di reagire agli stimoli.
Tutta quella fiducia nei suoi confronti, non era altro che una benedizione. Qualcosa che Ilya faticava, a distanza di anni, a realizzare.
Si fermò per un solo per un attimo, per ricomporsi. Liberò un piccolo sospiro, seguito da un bacio sulla scapola del ragazzo bloccato contro di sé.
Il Russo parlò poi a bassa voce, in un sussurro, come se non volesse rompere quella bolla che si era creata attorno a loro.
<Colore, мой любимый.>
"Verde Ilya, verde-"
<Molto bene, allora preparati a chiedere scusa per la tua disattenzione, Hollander.
E vedi di chiamarmi come merito di essere chiamato.>
Il cognome servì come parola chiave per ritornare alla loro scena.
Shane non fece in tempo a liberare un piccolo respiro tremante, prima che Ilya tornasse a schiaffeggiare in alternanza le sue natiche, prima una, poi l'altra.
Un ritmo sostenuto, spezzato dalla voce del Canadese, che chiedeva ripetutamente scusa, con quella voce tremante.
Slap.
"Scusa Capitano-"
Slap.
"Ah- C- Scusa, scusa, scu-"
Slap.
"Capitano! Dio, scusami-"
<Хороший мальчик.>
"Capitano, per favore- per favore, per favore-"
<Cosa?>
Slap.
"Perdonami-ah!"
<Dovrei?>
Slap.
"Scusami! Sì- per piacere>
<Non lo so Hollander, te lo meriti? Alla fine abbiamo perso grazie a te.>
"Пожалуйста, капитан. Per favore, ho bisogno-"
Ilya deglutì pesantemente nel sentire Shane pregare in Russo.
Dovette trattenersi con tutto sé stesso per non girarlo di colpo e baciarlo con foga, affondando la lingua nella sua bocca calda e accogliente, quella che era in grado di fargli perdere la ragione in pochi secondi.
<Боже, мой мальчик..
Di cosa hai bisogno? Dimmelo.>
"Di venire. Ho bisogno di venire, ti prego- ti prego, ti prego, ti prego-"
Slap
"Ah! Scusa, scusa, ti prego- per favore"
Shane stava perdendo lucidità, balbettando scuse infinite, miste a preghiere.
Non ce la faceva più il ragazzo, il suo membro schiacciato contro Ilya era gonfio e avvolto da una sfumatura dal colore scarlatto a causa di quel diabolico anello che lo aveva trattenuto costretto tutto quel tempo.
Shane non riusciva ad esprimere a parole quanto fosse eccitato e grato di ricevere quel trattamento; ma in cuor proprio era certo che Ilya potesse sentire quanto gli stesse piacendo la cosa.
E sì, anche l'erezione di Ilya era decisamente percepibile a sua volta; così tanto che Shane non potè fare a meno si strusciarsi nuovamente su di lui per sentirlo ancora di più, fregandosene beatamente delle regole che gli erano state imposte in precedenza, lasciando che quel "Dovrai stare fermo per me, любимый", diventasse una frase buttata all'aria.
<Chiedimelo per bene, da bravo.>
"Dio- per favore, Capitano.
Posso venire?"
<A una condizione, Hollander.>
"Qualsiasi cosa, Capitano- tutto! Per piacere-"
<Dovrai strusciarti sulla mia gamba. E verrai così, senza ricevere altro aiuto, visto che ti piace tanto muoverti e disobbedire.>
"Oh Dio, grazie- grazie, grazie, grazie-"
<да, Hollander. Ringrazia il tuo Capitano che ti ha fatto giocare oggi..>
Slap.
"Grazie, Capitano"
<..che ti ha fatto partecipare, nonostante il tuo essere distratto a guardarmi come una шлюха..>
Slap.
"Hhhn- Grazie Capitano!"
<..che ti sta permettendo di venire, nonostante la tua insolenza.>
Slap.
Slap.
Slap.
"Oh Dio, grazie-! Grazie, grazie Capitano."
Shane si stava strusciando su di lui, dal momento in cui Ilya aveva pronunciato quel "Sì" con voce roca e provata dal desiderio, godendosi quella sensazione di bruciore data dalla costrizione alla base del proprio membro.
Sibilò a denti stretti quando Ilya finalmente rimosse l'anello di silicone e quest'ultimo sussurro <Хороший мальчик> di nuovo, accarezzando per un singolo istante i suoi testicoli gonfi, contraddicendosi per un attimo, certo, ma solo perché non poteva fare a meno di avere un briciolo di contatto con lui.
Il Russo poi posò una mano sulla sua schiena, premendolo per quanto possibile, ancor di più contro di sé, lasciando che Shane riprendesse a muoversi con le guance sempre più color porpora, mentre rilasciava mugugni e gemiti acuti di piacere, sotto i suoi occhi attenti.
Il Canadese pronunciò il nome del compagno svariate volte, come una cantilena, come se fosse una sirena intenta a richiamare l'attenzione di poveri ed ignari naviganti. E Ilya, così come i compagni di Ulisse, si chinò appena, avvicinandosi al suo viso.
<Stai andando così bene, мальчик.>
"Ilya, per favore.."
<No Hollander, devi dimostrare al tuo Capitano di essere degno del suo perdono.>
Rispose il Russo, quasi intenerito dal modo in cui Shane parve imbronciarsi.
Strinse il suo fianco, incitandolo a continuare.
Furono innumerevoli le praise che gli rivolse nella sua lingua madre e Shane si lasciò trasportare da esse, ansimando e mugolando con fervore ad ogni parola che era in grado di riconoscere.
La frizione contro al proprio membro era così piacevole e allo stesso tempo dolorosa che Shane mosse i propri fianchi sempre di più, inseguendo appositamente quella sensazione di bruciore, percepita grazie all'attrito tra il muscolo e il tessuto ruvido sotto ad esso.
Fu il leggero ed improvviso movimento della gamba di Ilya a farlo venire copiosamente su di lui, in una maniera così inaspettata che lo lasciò a bocca aperta, un gemito spezzato in due dallo stupore.
Ilya rise, una di quelle risate beffarde che in campo avrebbero fatto incazzare da morire Shane, ma che in quel contesto non fecero altro che farlo sentire ancora più in imbarazzo, umiliato, fottutamente eccitato.
<Hollander, non pensi di dovermi un ringraziamento?>
Shane annuì vigorosamente ancora ansante nella sua posizione a pancia in giù.
Fu Ilya ad aiutarlo a sistemarsi in ginocchio tra le sue gambe e Dio, la vista che gli si parò davanti lo mandò dritto dritto in Paradiso, o forse all'Inferno.
Shane aveva gli occhi languidi di piacere; si capiva che la sua mente era sospesa in una nuvola soffice dal modo in cui lo stava guardando, silenzioso e docile, senza nessuna battutina sarcastica di rimando.
Il Russo accarezzò con il pollice lo zigomo destro, soffermandosi su quelle adorabili lentiggini.
Poi il polpastrello si posò sulle sue labbra e senza che dicesse nulla, Shane le dischiuse, leccando la punta del dito come se fosse un gattino.
<Китти, prima però dovresti pulire il disastro che hai fatto.>
Gli disse con voce roca, leccandosi le labbra e respirando pesantemente in anticipazione.
Shane non esitò e obbedì ai suoi ordini, chinando il capo e avvicinandosi alla coscia vestita di Ilya.
Con la lingua raccolse pian piano il seme versato, pulendo come meglio poteva, la zona incriminata.
Shane guardò Ilya tutto il tempo, tenendo gli occhi fissi nei suoi; il suo appiglio sicuro.
Si ritrovò con il viso premuto contro la sua gamba, in attesa di qualcosa che non tardò ad arrivare.
Infatti Ilya, senza perdere tempo e imprecando sottovoce per la bellezza del suo uomo, si slacciò velocemente i jeans, abbassandoli assieme ai boxer il necessario per liberare il suo membro eretto e umido.
Ilya prese il muscolo caldo in una mano e strusciò il glande umido di umori prima contro alla sua guancia, poi sulle sue labbra rosse.
Shane gemette a labbra socchiuse contro al suo membro, prima di accoglierlo prontamente nella propria bocca.
Ilya gettò il capo all'indietro, sussurrando complimenti.
<Очень хороший> aveva poi esclamato con un gemito, allungando una mano sul suo capo e guidando i suoi affondi precisi, invitandolo a prendere sempre di più.
E Shane, da bravo, non si ribellò, accettando e rispettando la sua imposizione sottintesa.
La stanza tornò a riempirsi di gemiti, questa volta più bassi e profondi; nel mezzo, mille parole sussurrate in Russo.
Ilya chiamò quasi con disperazione il nome del suo compagno, avvisandolo dell'imminente orgasmo.
Per un attimo, Ilya fermò Shane con un piccolo tocco sul suo capo, facendolo retrocedere, liberando così il proprio membro.
Il Russo aveva ben altro in mente.
Infatti, avvolse una mano attorno alla propria lunghezza, masturbandosi con veloci movimenti, prima di abbandonarsi completamente al piacere e riversare i propri umori sul viso imbarazzato di Shane.
"спасибо, капитан.."
Sospirò Shane, leccandosi le labbra salate e lievemente dipinte di bianco, facendo sentire Ilya l'uomo -e il capitano- più fortunato al mondo.
Dopo essersi ripresi, lavati e cambiati, si ritrovarono entrambi sotto alle lenzuola, avvolti tra le braccia l'uno dell'altro e, per la gioia di Shane, puliti e profumati.
Ilya accarezzò la sua schiena con la punta delle dita, una piccola coccola, dopo la loro scena.
Ripensò al rossore intenso sulle sue natiche e una mano corse istintivamente ad accarezzare la pelle sensibile, resa morbida e liscia dalla lozione che Ilya stesso gli aveva applicato con premura.
Un sorriso si fece strada sulle sue labbra.
<Hollander mi hai ucciso, sono morto.>
"Citazione evergreen, Rozanov."
<Fottiti.>
"Sì, sì, ti amo anche io."
Ilya rise e lo baciò con una gentilezza disarmante.
Sulle labbra distese di Shane, un mormorio:
<я тебя люблю.>
